Introduzione
In anni recenti la coltura del mais ha fatto passi da gigante con progressi nelle rese, nelle caratteristiche della granella e nella capacità di adattamento a diversi ambienti di coltivazione. Ricerca genetica e tecnica agronomica sono state alla base di questo successo. In particolare, l’intervento sulle caratteristiche ereditabili delle piante di mais per adattarle a maggiori richieste produttive si qualifica come uno dei più decisivi fattori dell’evoluzione delle produzioni maidicole: la storia recente del mais è infatti caratterizzata da un incremento delle produzioni per unità di superficie, che gli esperti attribuiscono per almeno il 50% (e presumibilmente anche il 70-80%) alla costituzione di varietà geneticamente meglio dotate dal punto di vista produttivo, di resistenza alle malattie ed alle condizioni ambientali avverse.
Una funzione di primaria importanza, in ogni caso, dovrà essere esercitata dalla ricerca per mettere a disposizione degli operatori agricoli varietà sempre più valide, nonché capaci di fornire prodotti con il più alto valore aggiunto. In quest’ambito, il rapido ricambio varietale ha rappresentato il principale fattore di propulsione e progresso della maiscoltura italiana con risultati produttivi tra i più elevati al mondo. In effetti, i 130 quintali di granella per ettaro sono diventati più che una norma con punte, negli areali buoni della Lombardia, di oltre 150 quintali ad ettaro. È comunque necessario un continuo aggiornamento delle particolarità da perseguire in rapporto all’evoluzione dell’ambiente e delle esigenze di mercato e di trasformazione agricola e industriale. Il futuro della maiscoltura italiana dipenderà, quindi, sempre più dalla capacità di mettere a punto ibridi più produttivi, più facilmente coltivabili e dotati di una differenziazione qualitativa delle produzioni in grado di recuperare la redditività della coltura avvalendosi anche dell’apporto di caratteristiche presenti nelle collezioni di germoplasma.
Origine del germoplasma maidicolo italiano
Il germoplasma di mais reperibile in Italia è certamente uno dei più ampi, sia per apporti originali sia per differenziazione locale di forme. La rilevante partecipazione di italiani alle prime spedizioni di scoperta delle Americhe, i legami storici che unirono gran parte delle regioni italiane con i Regni di Spagna nel periodo della scoperta e della conquista, ed infine il ruolo predominante svolto dalle flotte commerciali italiane nei traffici del bacino mediterraneo, favorirono grandemente la sollecita comparsa del mais in Italia e l’introduzione di molte forme, spesso direttamente, dal Nuovo Mondo. Non appena acclimatate in Spagna, queste varietà entrarono nei centri commerciali del nostro Paese, attraverso i domini spagnoli. Dal Veneto, ove il mais era giunto nel grande emporio di Venezia prima del 1550 ed era stato coltivato principalmente a scopo di studio (erbario) da botanici e curiosi,poi per fini economici nei campi, penetrò nel Friuli, ove è documentato dal 1580, e nel Bergamasco, allora sotto il dominio di Venezia, nel 1632. A Milano, una grida del 1649 dispone l’apertura del mercato al commercio del mais per contrastare la penuria di altri grani. È soprattutto sotto lo stimolo delle carestie (in particolare di quelle del 1677/8) che il mais si diffuse nelle campagne milanesi e, un po’ più tardi, anche in quelle dell’Alta Lombardia.
Se ragioni geografiche e storiche favorirono l’introduzione di molteplici forme nel nostro Paese, le innumerevoli situazioni pedoclimatiche che lo caratterizzano e le distinte modalità di coltura hanno dato luogo ad un complesso imponente di varietà locali, con il concorso dei più vari meccanismi genetici atti ad assicurare l’adattamento ai nuovi ambienti. La rapida e ampia diffusione degli ibridi di mais (98%), avvenuta a partire dagli anni cinquanta, ha portato alla quasi completa scomparsa per sostituzione delle preesistenti varietà locali. Tuttavia, tale prezioso patrimonio genetico si può ritenere soddisfacentemente rappresentato dagli oltre 600 campioni di popolazioni locali raccolti e conservati presso la Sezione di Bergamo dell’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura (attualmente l'Unità di Ricerca per la Maiscoltura e afferente al Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) a partire dal 1954.
Importanza del germoplasma maidicolo
L’importanza delle risorse biologiche, mais incluso, quale elevata fonte naturale da impiegare in programmi di mantenimento della biodiversità, è stata definita strategica per il futuro dell’umanità nelle conclusioni della Conferenza Internazionale sulla Biodiversità tenuta a Rio de Janeiro (1992). Stime recenti indicano, rispettivamente, in 14 milioni e in 1,1-1,6 miliardi il numero di specie e popolazioni esistenti e una velocità annuale di perdita della diversità biologica di circa 27.000 specie. La biodiversità, infatti, non rappresenta soltanto la varietà delle forme di vita esistenti, la cui conservazione è fondamentale per la sopravvivenza della vita sulla Terra, ma è sorgente di nuovi prodotti genici e nuovi alleli che possono essere importanti per il miglioramento dell’agricoltura e dell’industria che ne deriva e meritano, pertanto, di essere individuate, valorizzate e preservate nell’ambito della promozione dello sviluppo rurale e della salvaguardia ambientale. A tale proposito le regioni italiane sono ricche di prodotti agricoli tipici di pregio, per la cui valorizzazione è possibile ottenere l’attribuzione di riconoscimenti dall’Unione Europea: Denominazione di Origine Protetta (DOP), Indicazione Geografica Protetta (IGP) e Attestazione di Specificità (AS). Questi strumenti legislativi garantiscono il rispetto delle procedure di produzione, sia sotto il profilo degli aspetti prettamente agricoli della materia prima, sia di quelli relativi alla successiva trasformazione in dustriale. Nel complesso le indicazioni sopra citate hanno evidenziato un ampio spettro di variabilità del germoplasma italiano di mais e sottolineano l’importanza della conservazione e dell’uso di risorse di germoplasma: si ritiene che le varietà locali siano ampiamente inesplorate e risultino dotate di grande potenzialità genetica tuttora non impiegata in programmi per ottenere ibridi superiori. È evidente che la loro scomparsa priverebbe il miglioramento genetico di materiale di base non facilmente surrogabile. Inoltre, l’applicazione delle nuove tecnologie di indagine genetica dirette all’analisi strutturale e funzionale del genoma permetterà di acquisire e approfondire informazioni sui livelli di espressione genica di numerosi loci di importanza economica. È, pertanto, indispensabile la disponibilità di collezioni di germoplasma per identificare varianti alleliche superiori che sostengano caratteri produttivi, agronomici, qualitativi e di adattabilità all’ambiente presente entro e tra varietà. La disponibilità di collezioni di germoplasma è altresì importante per identificare relazioni filogenetiche dei materiali in selezione sia per reperire nuove fonti alleliche utilizzabili per futuri programmi di miglioramento genetico in loco e per l’applicazione di tecniche di “gene shuffling” dirette a modificare favorevolmente l’espressione di geni agronomicamente utili.
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